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| Caravaggio - Giocatori di dadi (1602) |
≪Avanti, avanti≫, gli sussurrò l'arbitro. ≪Non puoi perdere; sono dadi falsi, olandesi, devi farli rotolare bassi, e allora esce il cinque o il sei, i tedeschi, invece, li buttano in alto, non gli può uscire altro che il porco, il due o l'orso≫.
Garcia Novarro prese dunque coraggio, si avvicinò a Jacklein e disse: ≪Scommetto il mio
anello per tre ducati≫.
I tedeschi rovesciarono le loro tasche e tirarono fuori le ultime pepite. Jacklein disse: ≪Voglio osare ancora una volta. Se perdiamo anche questa è finita, e possiamo ballare fino a casa con le tasche vuote≫.
≪Tre tiri!≫, urlò l'arbitro. ≪Signor segretario, voi avete il primo≫.
Garcia Novarro prese il dado con mano tremante, vi fece sopra una croce e lo fece rotolare, come gli aveva insegnato l'arbitro.
≪Cinque!≫, gridò l'arbitro.
Jacklein prese un dado e fece tre.
≪L'orso! Ancora l'orso!≫, strillò Jacklein furioso. ≪Perché non posso fare un cinque o un sei≫.
≪Hai ancora due tiri≫, gli disse Thonges, ≪vincerai≫.
Intanto Garcia Novarro aveva fatto il suo secondo tiro, ed era di nuovo cinque.
Fu la volta di Jacklein di prendere il dado, ma anche questa volta non riuscì a fare più di tre.
Ora taceva preoccupato, perché aveva messo in gioco tutti i suoi averi. Ma Schellbock sussurrò: ≪Non è ancora persa. Adesso lui farà un porco e tu un sei≫.
Garcia Novarro fece il suo ultimo tiro.
≪Sei!≫, gridò lo spagnolo. ≪La partita è finita! I tre ducati sono vinti, dalli qui, i tre ducati!≫
≪Ho ancora un tiro!≫, strillò Jacklein.
≪Tu sei pazzo!≫, lo apostrofò l'arbitro. ≪Devi fare undici con un tiro, se vuoi vincere. Come puoi farcela, con un dado solo!≫
≪Ho ancora un tiro!≫, gridò Jacklein cocciuto, ≪e lo voglio fare in nome del diavolo!≫
Quando Garcia Novarro sentì queste parole, pensò che Jacklein chiamasse in aiuto il diavolo, cadde in uno stato di profonda agitazione e prese a fare un segno della croce dietro l'altro.
Jacklein prese il dado e lo gettò in alto con tale forza, che si sottrasse alla vista dei presenti.
Poi, mentre tutti fissavano verso l'alto, si udì improvvisamente un sibilo e un fischio nell'aria, e subito dopo il dado ricadde a terra davanti a loro.
Jacklein si piegò, guardò che cosa era uscito, sollevò il capo e disse con voce tranquilla:
≪Undici≫.
Shellbock e Thonges abbassarono anche loro il capo, fissarono il dado a bocca aperta e gridano forte:
≪Undici≫.
L'arbitro divenne furioso e gridò: ≪Volete farmi passare per pazzo?≫ e si piegò sopra il dado. Subito però si rialzò nuovamente, batté le mani e gridò: ≪Per l'anima mia, ha veramente fatto undici!≫
Il dado, infatti, era stato spaccato in due dalla forza del tiro, sembrava fosse stato tagliato da un colpo di spada. I due pezzi giacevano uno accanto all'altro, e l'uno aveva sul suo lato il cinque, e l'altro il sei.
≪Allora ha vinto≫, disse l'arbitro. ≪Signor segretario≫, dovete dargli l'
anello, ha vinto.
Garcia Novarro guardo Jacklein timido e preoccupato e sussurrò: ≪So bene chi vi ha aiutato. Egli ha guadagnato un grande potere nell'accampamento di Cortez≫. E porse a Jacklein l'
anello, dicendo: ≪Prendetelo, velo lascio sapendo che mi ha arrecato solo sofferenze≫.
[Leo Perutz, La terza pallottola, (1989)]