giovedì 28 maggio 2020

L'orologio svizzero

Avvertii una certa attività intorno allo spikard, e per la prima volta lo sorpresi a indugiare su una delle molte fonti dominando le quali poteva alterare la propria forma, mentre si adattava alla mutata grandezza del mio dito. Era chiaro che l'aveva fatto molte altre volte, ma questa era la prima volta che avevo notato l'operazione. Era interessante, poiché mostrava come il dispositivo fosse in grado di agire indipendentemente dalla mia volontà.
In realtà non sapevo cosa fosse quella cosa, né quale potesse essere stata la sua origine. La tenevo perché rappresentava una fonte considerevole di potere, un sostituto soddisfacente all'uso del Logrus, del quale ora avevo paura. Ma mentre la guardavo cambiare forma per rimanere infilata al mio dito mutato, rimasi sorpreso. E se fosse stata una specie di trappola esplosiva pronta a rivoltarsi contro di me proprio nel momento meno adatto?
Lo rigirai un paio di volte attorno al dito. Vi entrai dentro con la mente, ben sapendo che sarebbe stato un esercizio inutile. Mi ci sarebbero voluti secoli per estendermi lungo ogni linea fino alla sua fonte, per controllare tutti gli incantesimi nascosti che avrei trovato lungo la via. Era come intraprendere un viaggio attraverso un orologio svizzero, uno di quelli fatti su misura. Mi impressionava sia la bellezza del disegno che l'enorme quantità di lavoro che aveva contribuito alla sua creazione. Probabilmente possedeva degli imperativi nascosti a cui avrebbe obbedito soltanto in particolari circostanze. Eppure...
Non aveva fatto nulla di sconveniente, ancora. E l'unica alternativa era il Logrus. Mi colpì come un classico esempio del fatto che si preferisce sempre il male che non si conosce.

[...]

«Sai qualcosa riguardo ad essi che io non so?» domandai. «Mi riferisco praticamente a qualsiasi tipo di informazione.»
Scosse il capo.
«Soltanto che si diceva che fossero degli oggetti con dei poteri molto antichi, risalenti al tempo in cui l'universo era ancora un luogo tenebroso e i regni dell'Ombra dei posti dalla delimitazione molto confusa. Quando giunse il tempo, coloro che li possedevano si addormentarono o si dissolsero o qualunque sia la fine che fanno questo tipo di figure e gli spikard vennero ritirati, o nascosti o trasformati, o qualunque sia il destino di questi oggetti una volta finita la loro storia. Ci sono molte versioni, ovviamente. Ce ne sono sempre.»

[...]

«Quanti ce ne sono, ad ogni modo?»
«Nove,» rispose.
«Immagino che tu sappia tutto di essi.»
«Praticamente sì.»

[Roger Zelazny, Il Principe del Caos (1991)]

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