sabato 4 luglio 2020

I fabbri delle Norne

Cadendo, e andando alla deriva per un tempo che sembra interminabile, giungono infine a una tenda simile a un bozzolo grigio, che ondeggia, sopra/sotto/davanti a loro.
[...]
Il bozzolo si agita, e su di esso si delinea un’apertura.
[...]
Brotz, Purtz e Dulp siedono all’interno, e fanno qualcosa che sarebbe disgustoso e incomprensibile per gli esseri umani, ma che è normale e semplice per loro, visto che non sono partecipi della natura umana e posseggono dei valori differenti.
«Salute, Fabbri delle Norne, sono venuto a prendere ciò che vi avevo ordinato molto tempo fa.»
«Te l’avevo detto che sarebbe venuto!», grida una delle creature simili a fagotti grigiastri, scuotendo le lunghe orecchie.
«Devo ammettere che avevi ragione», risponde un’altra.«Sì.
Dov’è quel punteruolo? Dovrei usarlo ancora, prima di...» «Sciocchezze, è a posto.»
[...]
«Molto bene!»
«... E il pagamento?»«Li ho qui con me.» Così dicendo, estrae uno scrigno nero da sotto il mantello e lo sospende nell’aria davanti a sé. «Chi di voi vuol essere il primo?» «Lui.»
«No, lei.»
«No, esso.»
«Dal momento che non vi decidete, sceglierò io per voi.»
[...]
«Che cosa accade?».
[...]
«I Fabbri delle Norne non hanno gli occhi», spiega il Principe, «e vorrebbero riacquistare la vista.
Ho portato con me tre paia di occhi e adesso glieli trapianterò.» «Ma questo richiede un adattamento delle fibre neurali.»«È già stato fatto.»
«Da chi?»
«Da me, l’ultima volta che ho dato loro degli occhi.»«E che ne è successo di quelli?» «Oh, durano poco. Dopo un po’ i loro corpi li rigettano.»
[...]
Quando tutto è finito, le creature hanno la faccia completamente avvolta da bende, che non dovranno togliersi per un po’ di tempo. Si lamentano e gemono. Il Principe si pulisce le mani.
«Grazie, Principe Che Eri Un Chirurgo», mormora una delle creature.«... per quello che ci hai fatto.»
«... per quello che ci hai dato.»«Vi saluto, miei buoni Fabbri delle Norne.» «Oh, non è niente.»
[...]
«Devo andare, ora.»
«Arrivederci.»
«Addio.»
«Adieu.»
«Buena vista, amici miei.»

[Roger Zelazny, Creature della Luce e delle Tenebre, 1969]

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