domenica 5 luglio 2020

Lo storico flagello della depravazione umana.

Il vecchio Adolf, che si vocifera sia in manicomio chissà dove, a consumare i suoi giorni nella paresi senile. Sifilide del cervello, che risale ai tempi in cui era un povero barbone, in quel di Vienna... giaccone nero, biancheria sporca, pensioncine d'infimo ordine.
Ovviamente, era l'ironica vendetta di Dio, uscita da qualche film muto. Quell'uomo orrendo abbattuto da una sozzura ulteriore, lo storico flagello della depravazione umana.
E l'aspetto più terribile era che l'attuale Impero Tedesco era un prodotto di quel cervello. Dapprima un partito politico, poi una nazione, poi la metà del mondo. Ed erano stati gli stessi nazisti a diagnosticarlo, a identificarlo; quel ciarlatano di medico erborista che aveva curato Hitler, quel dottor Morell che aveva somministrato a Hitler un farmaco appena brevettato chiamato le Pillole Antigas del Dottor Koester... in origine era uno specialista in malattie veneree. Lo sapevano tutti, eppure il bla-bla del Capo era ancora sacro, era ancora come la Bibbia. Quelle idee avevano contagiato ormai un'intera civiltà e, come spore maligne, i ciechi, biondi finocchi nazisti stavano sciamando dalla Terra verso gli altri pianeti, spargendo il contagio.
Ecco ciò che si ricava dall'incesto: follia, cecità, morte.

[Philip K. Dick, La svastica sul sole, 1962]

Eppure, a partire da questo marzo, con l'improvviso bombardamento di quadri astratti, forse ho di nuovo recuperato il contatto con l'autentico futuro; per esempio, quello a cui sto lavorando adesso è il seguito di La svastica sul sole, finalmente... erano decidi anni che volevo farlo, ma non avevo mai avuto tra le mani un'idea abbastanza buona. Basandomi sulle mie esperienze del marzo di quest'anno, credo di aver finalmente trovato un'idea sufficientemente buona, e cis to dentro fino al collo. Sento che la forza creativa esterna di cui ho parlato in questa lettera, quale ne sia la sua fonte, quale ne sia la sua natura, mi ha ispirato come non mi era mai capitato prima.

[Philip K. Dick, Lettera a Peter Fitting, 28 giugno 1974]

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