Colpii, spezzai, maledissi, strisciai. Parte del ghiaccio si era sciolto, le rocce bruciacchiate.Nulla venne ad oppormisi. Le scariche erano sparite con il drago. C'era silenzio, e l'oscurità delle stelle.
Mi arrampicai lentamente, ancora stanco dello sforzo recente, ma deciso a non fermarmi.
L'intero mondo, eccetto trenta metri, giaceva sotto di me, e il cielo era sopra di me...
Venticinque metri...
Né uccello, né arcieri, né angelo, né ragazza.
Venti metri. Iniziai a tremare. La tensione nervosa. Mi calmai, ripresi ad avanzare.
Quindici metri... e la montagna ora sembrava oscillare.
Dodici... mi sentii stordito, mi farmi, bevvi un sorso.
Poi click, click, di nuovo la piccozza.
Dieci...
Sette...
Cinque...
Mi preparai a difendermi dall'assalto finale della montagna, in qualunque cosa consistesse.
Due...
Non successe nulla, quando arrivai.
[...]
Scendere dal pendio occidentale fu facile. Mentre scendevo, mi resi conto della luce che veniva da un'apertura nel fianco della montagna.
Mezz'ora dopo ero davanti a essa.
Entrai e fui abbagliato.
Avanzai e poi mi fermai. Pulsava e fremeva e cantava.
Un muro vibrante di fiamme saliva dal pavimento della caverna, torreggiante fino al soffitto.
[...]
≪Non puoi passare di qui≫, disse.
≪Lei è la ragione per cui vuoi che torni indietro?≫ chiesi.
≪Sì. Va' via.≫
≪Lei non ha nulla da dire al proposito?≫
≪Lei dorme. Và via.≫
≪Vedo. Perché?≫
≪Deve. Và via.≫
Perché mi è apparsa, guidandomi in modo strano?
≪Ho usato tutte le forme d'incubo che conoscevo. Non hanno funzionato. Ti ho guidato in modo strano perché la tua mente dormiente influisce sulla mia opera, specie quando assumo la sua forma interferendo nella direttiva. Va' via.≫
≪Qual è la direttiva?≫
≪Deve essere difesa da tutte le cose che salgono la montagna. Va' via.≫
≪Perché? Perché è così difesa?≫
≪Lei dorme. Va' via.≫
[...]
Cercai di aprirmi un passaggio nel cerchio di fuoco.
Funzionò, in un certo senso.
Raggiunsi il contenitore a forma di bara in cui dormiva.
Posi le mani sull'orlo e guardai dentro.
Era fragile come il ghiaccio.
A dire il vero, era di ghiaccio...
[Roger Zelazny, La montagna dell'infinito, 1967]
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