venerdì 12 novembre 2021

Questo era esistito prima ancora del Disegno

Dove? I sensi sono così incerti, e i miei erano tesi oltre ogni limite. La roccia su cui stavo... Se cercavo di fissarvi lo sguardo, assumeva l'aspetto d'una strada asfaltata in un pomeriggio caldissimo. Pareva mutare e ondeggiare, sebbene rimanesse salda sotto di me, E sembrava indecisa circa la porzione dello spettro in cui doveva situarsi. Pulsava e balenava come la pelle di un'iguana. Alzando la testa, vidi un cielo diverso da tutti quelli che conoscevo. In quel momento, era scisso a metà... metà era del nero notturno più profondo, e vi danzavano le stelle. E quando dico che danzavano, non intendo affermare che scintillavano: volteggiavano e cambiavano luminosità; sfrecciavano e roteavano; sfolgoravano con lo splendore di una nova, poi svanivano offuscandosi. 
Era uno spettacolo spaventoso, e mi sentivo contrarre lo stomaco in una crisi di violenta acrofobia. Eppure, distogliere lo sguardo serviva a ben poco. L'altra metà del cielo era simile a una bottiglia di sabbia colorata, scossa continuamente: striature arancione, gialle, rosse, azzurre, brune e purpuree turbinavano e si contorcevano; chiazze verdi, malva, grige e bianchissime apparivano e sparivano, talora insinuandosi nelle striature, sostituendo o raggiungendo le altre entità frementi. E anch'esse ondeggiavano, creando sensazioni impossibili di lontananza e di vicinanza. In certi momenti, alcune o tutte erano letteralmente alte nel cielo, e poi tornavano a saturare l'aria davanti a me, come nebbie velate e trasparenti, sciarpe traslucide o concreti tentacoli di colore. 
Solo più tardi mi accorsi che la linea di separazione tra il nero ed il colore avanzava lentamente dalla mia destra, ritraendosi alla mia sinistra. Sembrava che l'intero mandala celeste ruotasse intorno ad un punto a perpendicolo sulla mia testa. In quanto alla sorgente luminosa della metà più fulgida, era impossibile scoprirla. Abbassai lo sguardo su quella che a prima vista sembrava una valle piena d'innumerevoli esplosioni di colore: ma quando l'oscurità avanzante la sovrastò, le stelle danzarono e bruciarono anche nelle sue profondità, creando l'impressione di un abisso senza fondo. 
Era come se io fossi all'estremità del mondo, ai confini dell'universo, alla fine di tutto. Ma lontano, lontano dal luogo in cui stavo, qualcosa aleggiava sopra un monte del nero più puro... era una tenebra, ma orlata e temperata da lampi di luce appena percettibili. Non riuscivo a immaginarne la grandezza, perché lì non c'erano distanza, profondità, prospettiva. Un edificio? Un gruppo di costruzioni? Una città? Oppure semplicemente un luogo? 
I contorni mutavano ogni volta che colpivano la mia retina. Lievi veli nebulosi fluttuavano lentamente tra me e quella lontananza, torcendosi, come se lunghe sciarpe di garza fossero sorrette dall'aria surriscaldata. Il mandala smise di ruotare quando fu esattamente invertito. I colori, adesso, erano dietro di me, e invisibili a meno che volgessi la testa, un movimento che non avevo nessun desiderio di compiere. Era piacevole restare lì, guardando l'informità da cui emergevano tutte le cose... 
Questo era esistito prima ancora del Disegno. Lo sapevo, oscuramente ma con assoluta certezza, nel centro stesso del mio essere. 

[R. Zelazny, La mano di Oberon, 6]

martedì 9 novembre 2021

Che cosa si può dire di ciò che sta oltre?

Quasi tutti quei soldati erano destinati a morire. E io ero il responsabile di quasi tutto... di molte di quel- le morti, e di tutto il resto. Provavo un certo rimorso, anche se conoscevo fin troppo bene la differenza tra l'Ombra e la Sostanza. Ogni morte sarebbe stata una morte vera, comunque: e sapevo bene anche questo.
[...]
Noi guidavamo i nostri soldati e li vedevamo morire: ma devo dire questo delle Ombre: c'è l'Ombra e c'è la Sostanza, e questa è la radice di ogni cosa. Di Sostanza, vi è soltanto Ambra, la città vera, sulla Terra vera, che racchiude tutto. Vi è un'infinità di Ombre. Ogni possibilità esiste, da qualche parte, come Ombra del reale. Ambra, con la sua stessa esistenza, ne getta in ogni direzione. E cosa si può dire di ciò che sta oltre? L'Ombra si estende da Ambra al Caos, e in essa tutte le cose sono possibili.

[R. Zelazny, Nove Principi in Ambra, 6]

mercoledì 3 novembre 2021

La Genesi secondo Fiona

Sai, ogni tanto interpreto a mio modo la cosmogonia del nostro universo.

Vedo l’immensa forza creatrice del Serpente dare il via alla vita in tutte le sue forme, mentre le altre Potenze stanno a bocca a aperta rimirare la meraviglia, rodendosi il fegato per non averci pensato per prime… ma magari non potevano, oppure il Serpente è stato più intelligente e più veloce. Fatto sta che rimangono con un palmo di naso e ripiegano su ciò che possono… magia, stregoneria… Solo l’Unicorno se ne sta a fantasticare e non sembra interessato.

Poi, però, in tutta questa immane creazione, il Serpente si rende conto che, per progredire, per uscire da quel Caos primigenio, serve organizzazione: bisogna che qualcosa indirizzi, governi, imbrigli in qualche modo tutte queste energie e dia una direzione, un senso… ed ecco che il Serpente (o qualcuno/qualcosa da lui “illuminato”) crea il centro di controllo: il Logrus.

E così i Caositi crescono e diventano la razza-popolo dominante, formano Case e famiglie, si danno un’organizzazione.

L'Unicorno è sempre lì, che guarda. Lui sogna. Lui è l'immaginazione, la creatività, quello che va oltre, anche oltre la materia.Il Serpente capisce benissimo che il suo vero avversario è l'Unicorno e non le altre due potenze, il Tigre e l’Aquila, che sono solo "strumenti" e così cerca di attirarlo a sé, di farselo alleato, di blandirlo con qualche promessa.

Ma niente. L'Unicorno non se ne da per inteso, fino a quando, un giorno, finisce per conficcare il suo corno nell'occhio sinistro del Serpente e fugge via.

Il Serpente urla e si dispera, ma nulla può contro il potere dell'immaginazione e della fantasia.

Il Serpente ormai non è libero di muoversi come vuole, ha creato una rete di legami, ha creato una organizzazione, è forte ma è costretto a starsene nel suo luogo chiuso, nel suo Centro di controllo. Potente, ma prigioniero della sua creazione. Forse invidioso e neppure tanto felice, mentre l'Unicorno corre qua e là e nessuno lo ferma.

L’Unicorno è così libero che quando Dworkin si ribella e scende ai margini dell'Abisso, lui lo riconosce come quello che potrebbe dare una sterzata alla creazione unica del Serpente.

Offre l'Occhio a Dworkin e gli dice come fare per creare l'Ordine dal Caos. Il Multiverso, Ambra e i suoi riflessi, le Ombre.

Con l’Occhio del Serpente, e grazie alla sua potenza creatrice, in fondo, Dworkin crea il primo Disegno, Ambra e i suoi riflessi sul multiverso e assegna a suo figlio Asir il regno di Ambra, realtà primaria e a Seth il Regno delle Ombre.

Sappiamo come è finita…

Dworkin si rende conto che ciò che ha creato non corrisponde a quello che voleva (o al desiderio dell’Unicorno, in fondo è lo stesso), quindi distrugge tutto e ricomincia daccapo, ma stavolta chiede all’Unicorno un unico figlio, che abbia il suo sangue, a cui affidare l’intero multiverso, Ambra e le Ombre.

Quindi anche Ambra è nata dalla forza creatrice del Serpente… Non vorrei sembrare eretica, ma perfino il Disegno è stato prodotto attraverso la forza creatrice del Serpente.

[Fiona, principessa di Ambra e Contessa di Barimen - Frammento di un colloquio riservato con il Gran Maestro del Logrus, Suhuy]


Il racconto del principe di Azkaban

Ognuno ha i suoi demoni e con quelli bisogna fare i conti. Nei giorni immediatamente successivi agli eventi che hanno portato alla separazio...