giovedì 27 agosto 2020

Grigio, argento e nero...

Grigio, argento e nero... Il suo volto era una versione più vecchia e sotto certi aspetti più severa, del mio. [...] Quante volte avevo sudato su quella carta, nello sforzo di raggiungerlo, finché la mia mente non finiva per aggrovigliarsi in nodi dolorosi, senza ottenere alcun risultato? Mi avevano detto che voleva dire che era morto, o che stava impedendo il contatto. E allora fui preso da una strana sensazione. Ripensai alla sua storia, in particolare a quando mi aveva raccontato delle volte in cui avevano cercato di raggiungere Brand tramite il suo Trionfo, senza riuscirvi, all'inizio, poiché lui si trovava imprigionato in un'Ombra troppo lontana. Poi mi ricordai dei suoi tentativi di estendersi fino alle Corti, e delle difficoltà incontrate per la grande distanza. E se, invece di essere morto o di volermi bloccare, si fosse trovato molto distante dai luoghi nei quali mi ero trovato io, ogni qual volta che avevo cercato di mettermi in contatto con lui?

[R. Zelazny, Il Principe del Caos, III, 1991]

Mi chiesi dove fosse mio padre: se era ancora tra i vivi. Nessuno era riuscito a raggiungerlo attraverso il suo Trionfo, anche se questo non provava necessariamente la sua morte. C'è una gran varietà di motivi per cui un Trionfo può essere bloccato. In effetti, si diceva che una di queste situazioni si applicasse al suo caso, ma non mi piaceva pensarci.
Una delle voci asseriva che mio padre fosse impazzito nelle Coorti del Caos a causa di una maledizione mandatagli da mia madre, e che ora vagasse tra le Ombre. Lei rifiutava anche di commentarla questa storia. Secondo un'altra diceria, egli era entrato in un universo di sua creazione e non ne era più uscito, il che poteva rendergli impossibile usare i Trionfi. Si diceva anche che fosse morto dopo la sua partenza dalle Coorti: e molti dei miei parenti mi avevano assicurato che l'avevano visto partire dopo il suo soggiorno. Perciò, se la voce della sua morte era esatta, questa non era avvenuta nelle Coorti del Caos.

[R. Zelazny, Ritorno ad Ambra, VI, 1985]

martedì 25 agosto 2020

Apologia di Galileo

[...]
Così Galileo scoprì nella luna le montagne; e nella Genesi XLIX e nel Deuteronomio XXXIII si fa menzione di pomi, di monti, di colli nei corpi celesti; e ciò si accorda con le osservazioni di Galileo. […] 
Dunque Galileo merita lode, giacchè dopo tanti secoli, per mezzo di sensati esperimenti, rivendica la Scrittura dalla derisione e dagli stiracchianti a cui è stata sottoposta, e dimostra che i sapienti di questo mondo furono insipienti, e che non deve la Santa Scrittura assoggettarsi ad essi, ma devono essi sottomettersi alla Sacra Scrittura. [...]
[…] 
Quanto al nono argomento, si nega la conseguenza. […] I teologi ammettono tre mondi; il primo è quello degli elementi, il secondo è il mondo celeste, il terzo è il mondo sopraceleste o spirituale […] 
Galileo di questi argomenti non tratta dal punto di vista teologico; ma per mezzo di maravigliosi strumenti ci mostra stelle finora sconosciute, e insegna che i pianeti sono simili alla luna, e ricevono la luce del proprio sole, e gli uni ruotano intorno agli altri; insegna che nel cielo avvengono mutazioni di elementi, e si ritrovano vapori e nubi nell’ambito delle stelle, ed esistono molti mondi; […] 
Inoltre si deve sapere che nei canoni della Chiesa non trovasi alcun decreto, che dichiari falsa l’esistenza di più mondi. […] 
Il passo di Giovanni: Mundus per ipsum factus est non nega che da Dio siano stati fatti altri mondi, ma solamente afferma che il mondo nostro fu fatto da lui. […] 
Inoltre l’Università di Parigi, tra le proposizioni di S. Tommaso meritevoli di correzione, pone anche questa: che non può esistere altra terra all’infuori della nostra. Così infatti viene vincolata la potenza di Dio: poiché in teologia si tratta di ciò che Dio può fare, ma non di ciò che realmente ha fatto. 

[Tommaso Campanella, Apologia di Galileo
Cap. IV - Risposta agli argomenti contro Galileo. 
Argomenti: 8 e 9. 1a edizione in latino: Francoforte sul Meno, 1622. ]

lunedì 24 agosto 2020

Una giusta considerazione

«Il Disegno e il Logrus sono entrambi senzienti,» disse. «Sia io che te ne abbiamo avuto la prova. Che poi siano manifestazioni dell'Unicorno o del Serpente non fa alcuna differenza effettiva. In entrambi i casi stiamo parlando di intelligenze sovrumane che dispongono di poteri enormi. Domandarsi quale delle due sia più antica è un'altra questione teologica assolutamente priva di utilità. Dobbiamo preoccuparci soltanto della situazione presente, dal momento che è questa che ci tocca da vicino.»
Annuii.
«Una giusta considerazione,» assentii.
«Dai tempi dei tempi le forze che esse rappresentano si sono sempre opposte ma anche confrontate in modo sufficientemente equo,» continuò, «e così si è mantenuto una specie di equilibrio. Hanno costantemente cercato di riportare delle piccole vittorie l'una sull'altra, ognuna con lo scopo di allargare il proprio dominio a spese dell'altra. Era come una partita in perenne stato di parità. Oberon e Swaywill furono loro agenti per molto tempo, usando Dworkin e Suhuy come intermediari con le potenze stesse.»
«Così?» domandai mentre bevevo un sorso di succo di frutta.
«Credo che Dworkin si fosse avvicinato troppo al Disegno,» continuò, «e così fu manipolato. Ma era sufficientemente evoluto, tanto da accorgersene e opporre resistenza. Questo lo portò alla pazzia, ed ebbe un effetto altrettanto dannoso sullo stesso Disegno, a causa della loro stretta connessione. A sua volta ciò spinse il Disegno ad abbandonarlo, in modo da non rischiare un ulteriore trauma. Il danno era stato fatto, però, e il Logrus guadagnò un po' di terreno.»

[R. Zelazny, Il Principe del Caos, 1991, IV]

Il racconto del principe di Azkaban

Ognuno ha i suoi demoni e con quelli bisogna fare i conti. Nei giorni immediatamente successivi agli eventi che hanno portato alla separazio...