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| Arazzo - Palazzo Borromeo, Isolabella, lago Maggiore |
Era un leone, che non assomigliava per niente a quello rognoso, sdentato e catarroso che Tristran aveva visto alla fiera del villaggio vicino. Questo era enorme e aveva il colore che assume la sabbia sul finir del giorno. Il leone entrò lesto nella radura, si fermò e ruggì al cavallo bianco.
Il cavallo sembrava terrorizzato. La sua criniera era un groviglio di sangue e sudore, gli occhi erano indemoniati. Tristran vide anche che aveva un lungo corno d'avorio in mezzo alla fronte. L'animale si impennò sulle zampe posteriori, nitrendo e sbuffando, e con uno zoccolo non ferrato colpì la spalla del leone che, cadendo all'indietro, urlò come un grosso gatto che si è scottato con l'acqua bollente. Quindi, mantenendo le distanze, il leone si mise a girare in cerchio intorno al prudente unicorno, senza mai distogliere i suoi occhi gialli dal corno affilato che lo puntava.
— Fermali! — sussurrò la stella. — Altrimenti si uccideranno.
Il leone ruggì all'unicorno. Un ruggito che cominciò piano, come un tuono distante, per culminare in un boato che fece vibrare gli alberi e le rocce della valle e il cielo. Dopodiché il leone spiccò un salto, l'unicorno si slanciò in avanti e la radura si riempì d'oro e d'argento e di rosso. Il leone era sulla groppa dell'unicorno, con gli artigli che gli laceravano i fianchi e la bocca affondata nel collo, mentre l'unicorno gemeva, si impennava, si gettava sul dorso nel tentativo di disarcionare quell'enorme felino, e agitava convulsamente e vanamente gli zoccoli e il corno per colpire il suo torturatore.
— Ti prego, fa' qualcosa. Il leone lo sta uccidendo — implorò incalzante la ragazza.
Tristran le avrebbe spiegato volentieri che, se si fosse avvicinato a quelle due bestie infuriate, poteva solo aspettarsi di rimanere infilzato, dilaniato e divorato; e le avrebbe anche spiegato che, se fosse per caso sopravvissuto, non avrebbe comunque potuto fare nulla, visto che era sprovvisto anche del classico secchio d'acqua con cui a Wall tradizionalmente si separavano gli animali in lite fra loro. Ma ancor prima di aprire bocca Tristran si trovò al centro della radura, a un braccio di distanza dalle bestie. L'odore del leone era penetrante, selvatico, terrificante, e Tristran era abbastanza vicino per vedere l'espressione supplichevole che l'unicorno aveva negli occhi neri...
Il leone e l'unicorno lottavano per la corona, pensò Tristran, ricordandosi della vecchia filastrocca.
L'Unicorno batte il Leone per la città.
Lo batte una volta
Lo batte due volte
Tutte le forze mette in uso
Lo batte tre volte
E il potere rimane suo.
E il potere rimane suo.
[inversione da: Neil Gaiman, Stardust, 1999]

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