giovedì 30 aprile 2020

Ho visto il mio Dio che sorrideva nel sole del giorno

“Mi sono ridestato all’improvviso solo per ritrovarmi con il mio Salvatore, e poi entrare in Associazione con Dio (i sogni del vuoto che allieta). Si può dire che questa è la rinascita, ottenuta tramite la penetrazione del Bambino da parte dello spermatikós solare? Sì. Fuocovivo ha portato alla vita e sostentato l’intelligenza più grande per me, salute migliore, vita più lunga, addirittura prosperità. Una certa disinvoltura con la vita. Ma soprattutto ricordo quello che ho visto quando mi sono svegliato: ho visto il mio Dio che sorrideva nel sole del giorno. Una volta, durante gli anni della Terribile Separazione, ho visto Palmer Eldritch nel Sole... ho visto Dio a rovescio, ma era certamente lui, alla piena luce del giorno: nel primo pomeriggio, e sapevo che era un dio. Le tre stimmate, se letto correttamente (cioè all’inverso), contiene molte chiavi quanto alla natura di Dio e alla nostra relazione con lui. Allora ero stimolato ad allontanarmi, temendo quello che avevo visto, tanto grande era la frattura. Era senza dubbio una vera visione di Dio, ma diventata (ai miei occhi ciechi) terribile, eppure era l’inizio del mio vedere; il fatto che potessi davvero vedere Dio, nel sole, dimostrava che non ero del tutto cieco, ma piuttosto confuso.”
[ Philip K. Dick, L’Esegesi, 5:67 ]


mercoledì 29 aprile 2020

Ricordo 3: IO non ho paura!

Fiona è chiusa nella sua stanza, seduta alla scrivania ingombra di oggetti ed intenta a guardare un barattolo di vetro contenente un grosso coleottero verde smeraldo.
Tra due giorni sarà il suo compleanno e sa – nessuno glielo ha detto espressamente ma lo sa – che sarà anche il giorno in cui sarà accompagnata al sotterraneo e dovrà percorrere il Disegno.
Non è particolarmente preoccupata – forse è solo troppo incosciente per preoccuparsi o troppo presuntuosa per pensare che potrebbe fallire.
Suo padre ha deciso che dovrà essere Benedict ad accompagnarla al Disegno – lo ha sentito origliando alla porta della biblioteca - ma questo non le garba affatto: non ha mai legato molto con questo fratello troppo grande e troppo serio. Vorrebbe qualcun altro come “padrino” per il Disegno.

- Eric? No, Eric è sempre occupato a correre appresso alle dame e poi crede di essere al centro del mondo. Forse Deirdre? Però lei è appena più grande di me, non è abbastanza esperta… no, non va.

Non c’è proprio nulla da fare…gira e rigira l’unico nome su cui la sua mente continua a ritornare, sempre più convinta, è Corwin.
Lui è abbastanza grande da poterle dare una mano – non si sa mai – ma non tanto da essere troppo saccente. E poi l’ultima volta che è ritornato da uno dei suoi viaggi nelle ombre le ha portato questo bellissimo coleottero verde per la sua collezione di insetti. Certo, ultimamente si da’ un po’ di arie da grande uomo, ma in fondo… e poi - inutile starci a rimuginare troppo – non c’è altra scelta…

Deciso. Deve essere lui. Ora si tratta di convincerlo.
Si alza, esce dalla stanza, in punta di piedi si dirige alla stanza del fratello e bussa discretamente alla porta.
Dopo qualche minuto la porta si apre e Corwin, con gli occhi assonnati, appare nello spiraglio: - Fi? Che ci fai qui a quest’ora? Che vuoi?

- Ho bisogno di aiuto, ‘Win… Vorresti farmi entrare un attimo?
- Solo se la smetti di chiamarmi in quel modo ridicolo! Dai, entra, rompiscatole!

Fiona muove qualche passo, aspetta che il fratello chiuda la porta e rimane in piedi, in mezzo alla stanza, un po’ sulle spine, guardandosi attorno come per imprimersi bene in mente tutti i particolari.

- Allora testa rossa, che vuoi?
- Ecco… Tra due giorni sarà il mio tredicesimo compleanno e so che dovrò camminare sul Disegno ma… Nostro padre ha deciso che sarà Benedict il mio padrino ma io non lo voglio: voglio decidere io chi mi accompagnerà!
- Beh, Fi, non vedo molte vie d’uscita, sai bene che quando lui decide non si può stare molto a discutere.
- Anche TU? Anche tu hai paura? E dove è finito tutto il tuo coraggio?
- Io non ho paura! – la voce di Corwin si è alzata di un tono.
- E allora perché non mi accompagni tu, ADESSO?
- Io? Adesso? Tu sei tutta matta, sorellina! Ma hai idea dei rischi che potresti correre? E poi non so neanche se sarei in grado di aiutarti…
- Lo dicevo io che non avresti avuto il coraggio, sei un fifone. Tutto fumo e niente arrosto. Ok, allora vado io, da sola. IO non ho paura!

Fiona si gira – infuriata – ed esce sbattendo la porta. Appena fuori si ferma a pochi passi, intreccia le braccia ed aspetta.
Passano pochi minuti. La porta si apre e Corwin, vestito di tutto punto, esce dalla stanza.

- Lo sapevo che potevo contare su di te – Fiona gli salta al collo e gli stampa un bacio sulla guancia.
- Ed io devo essere matto come un cavallo per seguirti in questa storia… almeno hai un piano?
- Io? No, questo dovresti averlo tu: sei tu la mia guida per il Disegno, no?
- Ossignore… so già che finirà male… Va bene, ci proveremo: cercherò di distrarre le guardie all’ingresso del sotterraneo, io posso passare ma fermerebbero sicuramente te. Pensi di farcela a passare inosservata?
- Beh, posso provarci – almeno credo – sussurra la ragazza.
- Ecco: vedi di farcela, che è meglio…

I due scendono le scale e percorrono i lunghi corridoi del castello fino alle scale di accesso al sotterraneo, davanti alle quali sostano due guardie con l’aria un po’ annoiata. Corwin accenna a Fiona di fermarsi e di stare pronta ad un suo segnale poi si avvicina ed incomincia a parlare con loro.
La ragazzina controlla la scena che, per i suoi gusti, sta andando un po’ per le lunghe. Spazientita, alza le mani e dalle dita incominciano a sprigionarsi piccoli guizzi di luce azzurra. La sua figura pian piano si fa evanescente nella semi oscurità.
Finalmente Corwin intreccia le mani dietro la schiena – è il segnale convenuto per il passaggio – e Fiona scivola verso le scale del sotterraneo come una leggera ombra appena percepibile. Scende alcune rampe e poi si ferma ad aspettare il fratello.

- Beh, potevi anche dirlo che avevi in serbo questo trucchetto, Fi, mi sarei risparmiato la fatica di promettere a Torn una partita di caccia pur di distrarlo…
- Ehm, vedi, il fatto è che non sapevo se avrebbe funzionato: è la prima volta che ci provo! – Il sorriso della ragazza è disarmante e Corwin stringe i pugni per evitare di strozzarla seduta stante.

Mentre scendono le interminabili scale a chiocciola che portano alla sala del Disegno, Corwin – con il tono da maestro – impartisce consigli e raccomandazioni sui rischi che dovrà affrontare. Fiona ascolta con aria rassegnata.

- Si, Corwin. Va bene Corwin. Lo terrò a mente, Corwin. Certo Corwin!

Un’occhiata in tralice del fratello le consiglia infine di tacere.
Dopo una lunga discesa i due arrivano davanti al portale di legno borchiato che conduce alla sala del Disegno. La chiave è appesa ad un gancio lì accanto.

- Non capisco perché la porta deve rimanere chiusa con la chiave lì appesa - domanda Fiona – Se è per evitare che qualcuno entri non sarebbe più logico tenere la chiave in un altro luogo?
- Forse non è per impedire che qualcuno entri ma per evitare che qualcosa esca – le risponde Corwin
- Oh? Non avevo pensato a questa possibilità!

Corwin scuote la testa e stacca la chiave dal gancio per aprire il grande portale.
La sala è immersa nella luce blu che emana dal Disegno impresso nel pavimento di vetro nero.
Fiona rimane a bocca aperta. Ora – forse – ha perso un po’ della sua naturale spavalderia e sembra intimidita.

- Avanti, ora che siamo arrivati fin qui tanto vale che andiamo fino in fondo: è tutto chiaro? Ricorda soprattutto che dopo aver posato il primo passo sul Disegno non potrai più tornare indietro o morirai. Pensaci bene. Sei certa di volerlo fare? Figuriamoci, testarda come sei… Stai attenta: concentrati sui passi che fai e segui le linee. Sarà difficile: dovrai superare il primo Velo e poi il secondo Velo e la grande curva e poi la parte finale.

La sorellina lo guarda da sotto in su annuendo compunta.

- Si, lo so, lo so, ho seguito bene le lezioni! Allora vado…
- Mi raccomando…

Fiona non lo ascolta più.
Il suo piede destro è a pochi centimetri dalla linea blu pulsante. Con determinazione posa il piede sulla luce. Scintille blu si sprigionano dal Disegno e le accarezzano le caviglie.
Corwin vede la sorella muovere i primi passi sul Disegno quasi con facilità. Poi, man mano che avanza l’andatura rallenta. Un passo dopo l’altro, lentamente, come se si muovesse nel miele, avanza verso il primo Velo. Le scintille le arrivano alle ginocchia. Avanza ancora, lentamente, ma apparentemente senza esitazioni.
È quasi al secondo Velo. Le scintille le arrivano alle anche. La ragazzina continua a muoversi con una determinazione assoluta, ma sempre più lentamente.

- Avanti piccola, non ti fermare proprio ora, forza, devi mettercela tutta – mormora Corwin che segue con gli occhi il suo movimento
- Ancora un passo e poi un passo e poi un altro passo, non ti devi mai fermare, prendi la forza dalla tua mente ed avanza, solo questo conta, un passo dopo l’altro anche se ti senti stanca da morire – Fiona ripete nella sua mente queste parole come un mantra mentre supera con uno schiocco anche il secondo Velo.

Ora è immersa nelle scintille blu fino alla vita e sta affrontando la grande curva. Ogni passo è una fatica immane ma, alzando gli occhi, intravede il rettilineo e poi gli archi e dopo gli archi l’ultimo Velo.
Dal fondo della Sala Corwin vede la sorella immersa nelle scintille blu, i lunghi riccioli rossi che fiammeggiano di luce e frustano l’aria come animati di vita propria ed un brivido di terrore lo assale: cosa potrebbe succedere se Fiona non ce la facesse? Allontana da sé il pensiero. Ce la farà, deve farcela.
La ragazzina avanza ancora, sempre più lentamente: ora ogni passo è una vera sofferenza ma continua a posare metodicamente un passo appresso all’altro, sapendo che ormai è quasi fatta e che non può mollare proprio ora.
E finalmente, quando la fatica sta per diventare un fardello insopportabile anche per la sua assoluta testardaggine i piedi sono liberi: è fuori. Le scintille sono scomparse. Ha superato la prova, ha camminato sul Disegno ed è giunta al centro: da quel punto ha il potere di trasportarsi ovunque.
Attende qualche attimo per permettere al suo cuore di calmarsi. Poi incomincia a concentrarsi.
Corwin la vede fermarsi al centro del disegno.
E poi non c’è più.

- FIONA!!! – L’urlo erompe dalla sua gola senza che possa controllarlo. La ragazza è sparita in un lampo di luce iridescente.
- Dove diavolo sarà finita ora! Quella peste, lo sapevo che finiva male. Accidenti a me che sono stato al suo gioco. E se non riesce a tornare? Chi lo racconta a nostro padre?

Le scale per risalire ai piani superiori sembrano infinite quando ogni scalino porta un nuovo pensiero sempre più nero.
Finalmente Corwin arriva alla sua stanza, rimuginando se sia il caso di avvertire subito qualcuno di ciò che è successo. Immerso nelle sue elucubrazioni entra in camera. La luce è accesa e…

- Ciao ‘Win, ce ne hai messo di tempo per risalire, eh?


[Nella Picco]




lunedì 27 aprile 2020

Albero della Vita

“Quando Ôræ Râdhâ dice ai cespugli di Vraja: ‘O bellissimi rami, dovreste danzare; allora essi iniziano ad agitare le loro foglie come in una danza. Quando dice: ‘Ora cantate’, essi iniziano a cantare grazie al ronzio dei calabroni. Quando dice: ‘Ora piangete’, essi fanno scorrere flussi di miele, e quando dice: ‘Ora sorridete’, scoppiano immediatamente a fiorire.
All'udito della voce di Ôræ Râdhâ che dice: ‘Abbracciate quest’albero’, vengono travolti dalla gioia attorcigliandosi ad esso.
Talvolta Vrisabhanu-nandini Ôræ Râdhâ si nasconde in un kunja (cespuglio) giocando a nascondino. Syamasundara cerca di trovarLa chiedendo aiuto ai cespugli, i quali Gli permettono di trovarLa suggerendo il Suo nascondiglio nel fogliame appena spuntato. In questo modo, sia che i passatempi confidenziali di Ôræ Râdhâ-Madhava si svolgano nei kunja oppure nei cespugli nascosti, tutti i residenti di Vraja sono per sempre immersi nelle immense onde della felicità di prema. Offro servizio al Signore Primordiale, Ôræ Govinda, che risiede eternamente nella dimora suprema Ôræ Vrindavana.”

[Rig-Veda - Sræ Brahmâ-samhita]

domenica 26 aprile 2020

Ricordo 2: Piccola strega dai capelli rossi

La bambina è nascosta dietro le balle di fieno, nelle scuderie del castello, in attesa. Ogni tanto sporge il capo dal nascondiglio per sbirciare verso l’ingresso. Dopo una lunga attesa – difficile per lei rimanere ferma e silenziosa così tanto – ode finalmente uno scalpiccio di passi. Un ragazzo di una quindicina d’anni sta entrando nelle scuderie. Ha i capelli scuri ed è vestito di argento e di nero. Uno strano fermaglio a forma di rosa trattiene il mantello sulla spalla.

Il ragazzo si avvicina ad uno dei cavalli, gli accarezza il muso e sembra quasi parlargli all’orecchio per alcuni minuti dopo di che balza in sella e sprona il cavallo di buon trotto verso l’esterno
La bambina si solleva dal nascondiglio e guarda delusa la figura che sparisce al di là della porta.

- Accidenti, eppure mi sembrava di averla allentata abbastanza quella maledetta cinghia. Ma come diavolo avrà fatto a rimanere in sella!?! Ora devo ricominciare tutto daccapo e se Dama Margot si accorge che non ho ancora fatto i compiti per stare qui sono proprio dolori!

Rimuginando foschi pensieri di punizioni e di sere a letto senza cena, Fiona esce dalle scuderie con il visetto imbronciato.
Appena fuori dalla porta due braccia forti la bloccano da dietro, immobilizzandola.

- Allora sei stata tu, piccola strega dai capelli rossi… Sei stata tu ad allentare il sottopancia della mia sella. Avrei potuto rompermi l’osso del collo, accidenti a te!
- Ahia, Corwin, stupido, lasciami, lasciami subito, lasciami le braccia o urlo con tutto il fiato che ho in gola e chiamo gli stallieri e dico che mi hai fatto male e così filerai a letto senza cena anche tu
- Ti lascerò solo quando avrai confessato e chiesto scusa. E potrei anche raccontare tutto a Dama Margot, che ne dici?
- NOOOO!!! Per favore… Mi metterebbe di sicuro a ricamare i polsini delle camicie da notte ed io ODIO ricamare! Ok, ok, sono stata io ma non volevo farti male, cioè, insomma, ecco, insomma non tanto… Volevo solo vedere che effetto faceva il grande cavaliere della rosa d’argento col sedere per terra…

Il solo pensiero del fratello maggiore a terra, pieno di paglia, sommerso dal fieno e dai finimenti del cavallo le fa apparire sul viso una smorfietta divertita.

- E va bene, testa rossa, ti lascio andare, per stavolta. Ma se ci provi ancora giuro che ti sculaccio come meriti.

Appena Corwin allenta la presa Fiona sguscia lontano. Poi, a distanza di sicurezza, si volta, fa una linguaccia al fratello e scompare dietro l’angolo ridacchiando.

- Un giorno o l’altro, giuro, la strozzo quella peste – mormora fra sé Corwin con un mezzo sorriso.




[Nella Picco]

sabato 25 aprile 2020

Il terzo giocatore

Nella stanza con le pareti ricoperte di marocchino come libri di lusso, Chadwick e il conte Donatien Alphonse François, marchese de Sade, stavano seduti su poltrone dalle spalliere alte.
Giocavano a scacchi su un tavolo da cambiavalute del quindicesimo secolo. In piedi, Chadwick era alto un metro e ottantadue. In piedi o seduto, pesava circa centocinquanta chili. I suoi capelli erano un casco di riccioli chiari, la fronte bassa, gli occhi grigi, con grandi macchie nere sotto e ombretto blu sulle palpebre. Vene rossastre solcavano il grosso naso e tessevano ragnatele sulle guance. Il collo era possente, le spalle larghe, le dita simili a salsicce agili e sicure. Chadwick tolse dalla scacchiera una pedina dell'avversario e la sostituì con il suo alfiere.

[Roger Zelazny, Strada senza fine (1979)]

mercoledì 22 aprile 2020

Ricordo 1: Caldo pomeriggio d'autunno

Nel caldo pomeriggio d’autunno i due ragazzi si stanno accapigliando – come succede spesso - per qualche sciocchezza. Le spade da esercitazione sono abbandonate a terra. Hanno ambedue i capelli neri e dimostrano forse undici, dodici anni.
- No che non lo farai
- Invece sì e tu non puoi impedirmelo
- Io sono il maggiore e tu devi ubbidirmi
- TU non sei il maggiore, TU sei un bastardo!
L’ultima parola aleggia ancora nell’aria quando il più grande – con rabbia - carica un pugno che colpisce l’altro in pieno volto facendogli sanguinare il labbro.
- Non dire mai più quella parola – urla, mentre gli si avventa contro.
I due se le danno ancora di santa ragione quando da uno dei portoni del cortile interno entra una donna dai lunghi capelli rossi che tiene per mano una bimba di forse quattro anni.
Prima che la donna – sorpresa – possa intervenire a separare i due contendenti, la bimba lascia la sua mano e si slancia come una piccola furia sul più grande dei ragazzi.
-Cattivo ‘Ric, non fare male a ‘Win –grida tempestandogli di calci le caviglie.
- FERMI VOI DUE! – la voce della donna coi capelli rossi ha un tale tono di comando che i due ragazzi restano per un attimo bloccati e poi, come in trance, lasciano cadere le braccia lungo i fianchi e si fronteggiano, furiosi ma impotenti.
- E stai ferma anche tu, Fi! Smettila di dare calci come un mulo! – La donna strattona indietro la bimba che continua a scalciare – Voi due ragazzi siete impossibili, sempre a prendervi per i capelli, anche per le cose più stupide.Ora filate in camera vostra e rimaneteci: sarà vostro padre a decidere la punizione che meritate.
I due ragazzi si guardano in cagnesco ma di fronte a quegli occhi verdi che mandano lampi di collera non osano protestare: chinano la testa e si avviano di malavoglia verso lo scalone.
La bimba – con il naso all’insù – guarda il labbro sanguinante di Corwin, lancia un’occhiata alla madre e poi rincorre il ragazzo ed insinua la sua manina in quella del fratello.
- Ti aiuto, ‘Win? Vengo con te? – Lo sguardo di adorazione di Fiona infastidisce Corwin che scrolla la mano della sorellina dalla sua come se fosse un insetto molesto, brontolando con malagrazia – Ce la faccio benissimo anche da solo – e se ne va strascicando i piedi. La bimba rimane ferma a guardarsi la manina vuota, con aria di disappunto.

[Nella Picco]

lunedì 20 aprile 2020

Strawberry Fields Forever


Let me take you down
‘cause I’m going to Strawberry Fields
nothing is real
and nothing to get hungabout
Strawberry Fields forever

Living is easy with eyes closed
misunderstanding all you see
it’s getting hard to be someone
but it all works out
it doesn’t matter much to me

Let me take you down
‘cause I’m going to Strawberry Fields
nothing is real
and nothing to get hungabout
Strawberry Fields forever

No one I think is in my tree
I mean it must be high or low
that is you can’t, you know, tune in
but it’s all right
that is I think it’s not too bad

Let me take you down
‘cause I’m going to Strawberry Fields
nothing is real
and nothing to get hungabout
Strawberry Fields forever

Always, no sometimes, think it’s me
but you know I know when it’s a dream
I think a “no”, I mean a “yes”
but it’s all wrong
that is I think I disagree

Let me take you down
‘cause I’m going to Strawberry Fields
nothing is real
and nothing to get hung about

Strawberry Fields forever
Strawberry Fields forever
Strawberry Fields forever”.

[ Beatles, Strawberry Fields Forever – 4:10
(John Lennon, Paul McCartney)
Album: Magical Myster Tour (1967) ]


sabato 11 aprile 2020

Siddharta dorme

Il nostro senso del tempo  - del passaggio del tempo - è il risultato del fatto che analizziamo i cambiamenti dell'apparenza, registriamo i cambiamenti lungo una striscia di memoria lineare, in modo sequenziale (digitale). Deriviamo l'idea del tempo dalla memoria sequenziale (della permutazione o della fluttuazione) : è linearizzata nei nostri cervelli.
[...]
Il vero sé e il vero mondo non possono essere separati, né lo possono il falso sé e il falso mondo.
Nell'età del ferro Siddharta (il Brahaman) dorme e dormiamo anche noi. Quando ci svegliamo lui si sveglia; noi siamo lui (lui è noi). Ma l'età del ferro non progredisce sequenzialmente nell'età dell'oro: piuttosto lo scenario dell'età del ferro si sveglia e viene tramutato in oro lungo la sua estensione (ortogonalmente), come una sorta di cervello le cui stazioni passano dal buio alla luce, il nuovo cielo e la nuova terra rimpiazzano i vecchi (li sostituiscono).

[Philip K. Dick, L'Esegesi, 21:60]

Il racconto del principe di Azkaban

Ognuno ha i suoi demoni e con quelli bisogna fare i conti. Nei giorni immediatamente successivi agli eventi che hanno portato alla separazio...