giovedì 6 gennaio 2022

La tentazione di Angelique

La grande caverna sotto il Castello di Ambra era silenziosa, illuminata dalla massa lucente di linee curve incorporate nel pavimento nero.

L’aria tremolò appena accanto alla porta scura fasciata di metallo e la ragazza apparve dal nulla, ancora le mani tese nell’incantesimo che l’aveva portata lì. I lunghi capelli biondi sembravano scarmigliati e sciolti sulle spalline dell’abito da odalisca che portava abitualmente negli Emirati. Nella mano sinistra, la Gemma del Giudizio, l’Occhio del Serpente, che aveva appena sottratto a suo Padre.

Era stato semplice. Tutte le difese che Egli aveva predisposto erano basate sul suo sangue e sui suoi geni, ma lei, lei era sua figlia, aveva lo stesso sangue, gli stessi geni, e aveva potuto passarle tutte; ci aveva messo molto tempo a leggere nel sonno la mente di quel padre appena ritrovato e così estraneo. Una mente che era più debole della sua, a dispetto di qualunque età… Nel Caos tutti si sarebbero inchinati a lei se avesse riportato l’Occhio del Serpente, le parole di Jasra e di Suhuy erano state rivelatrici. Grazie a quel potere avrebbe schiacciato il sedicente Re del Caos, e persino Ambra le sarebbe stata riconoscente. Si vedeva di già, mentre i suoi zii le si inchinavano… la chiamavano Regina… Scosse il capo scacciando quei pensieri... “Mio padre è il Re di Ambra, io non voglio il suo trono, non voglio nulla da lui!” Pensò a Fiona. Ammirava la zia, e ne aveva paura. “Lei è l’unica che potrebbe fermarmi, ma io ho imparato tanto… con questa nemmeno lei potrà toccarmi” disse stringendo la Gemma luccicante fra le mani.

Camminò tremando fino all’angolo. Il Re non doveva avere ancora scoperto l’assenza della Gemma dalla Tasca dove la celava quando essa era senza Portatore, Tasca da cui pensava di poterla estrarre solo lui.

Angelique, Principessa di Ambra, respirò profondamente, imponendosi un esercizio di rilassamento, poi posò il piede sinistro sul Disegno. Non indugiò, avanzò e seguì la corrente. Scintille azzurre risalivano le sue gambe esili e slanciate da adolescente. Un crepitio, e un inizio di resistenza, la giovane danzò sulla prima curva e raggiunse il Primo Velo. I suoi capelli si alzarono scintillando attorno a lei, come se fossero vivi, ma la ragazza avanzò decisa, le scintille diventarono più fitte e anche la Gemma ora scintillava, e cominciò a sentire con la mente la sua presenza… La pelle formicolava mentre la giovane avanzava oltre il primo velo.

Accadde quando arrivò al secondo… La porta si spalancò con un tonfo e il Re entrò di corsa. Era ancora vestito come aveva accolto il Plenipotenziario di Zanzibar nella Sala del Trono, col Manto di Ermellino, e la Corona di Ambra sul capo…

“Angelique… maledetta pazza, che stai facendo….!” Protese la volontà e raggiunse la Gemma proprio mentre la figlia superava il Secondo Velo. Avrebbe potuto fermarla. Sentiva la Gemma ancora al suo Comando. Poteva fermarla, farla vacillare…. Distruggere l’impudente che aveva osato portargli via la cosa più preziosa di tutte, con cui difendeva il Regno!

Corwin esitò. Quello che stava per fare avrebbe ucciso sua figlia. Doveva farlo? O no? La ragazza lo scorse con la coda dell’occhio. Capì il suo dubbio e capì che la sua vita era legata ad un filo. Le scintille le arrivavano alla cintura, quando rischiò di perdere la concentrazione, ma non poteva fermarsi ora. Avrebbe capito nel modo più crudele se per suo padre lei contava più di tutto il resto.

Il Re prese la sua decisione, e saltò sul Disegno, con Greyswandir sguainata in mano. Le scintille percorsero il manto di ermellino alzandolo nell’aria dietro le sue spalle.

Angelique rabbrividì. La resistenza di suo padre era immensamente superiore alla sua: Il Re poteva raggiungerla, pareva danzare fra le spire e in pochi attimi era già alla prima curva.

Una goccia di sudore le solcò la tempia mentre tentava di prendere la via per la Grande Curva. Ma le scintille che avvolgevano la giovane erano più splendenti, ella veniva annientata e ricreata ad ogni passo, mentre entrava nella Gemma e la Gemma in lei. Aveva letto bene quello che avrebbe dovuto fare nella mente di suo padre, ripetendo la stessa esperienza in cui il nonno Oberon lo aveva guidato. Ancora tre curve, una linea retta, archi. Le righe curve fatte di fuoco azzurro la portarono davanti a Corwin. Il Re aveva agevolmente superato il Primo Velo e avanzava verso il Secondo Velo a grandi falcate, guadagnando terreno.

L’avrebbe uccisa per recuperare la Gemma? Era possibile… Per lui il Regno non veniva prima di ogni cosa? Non l’aveva lasciata da sola per anni ed anni? Non aveva chiesto a sua madre di ucciderla nel suo grembo? Non aveva poi cercato di manipolarla e governarla come una marionetta?

Il Re passò il Secondo Velo mentre la Principessa avanzava sulla Linea Retta che portava all’Ultimo Velo, ma l’agitazione stava disturbando la sua concentrazione. Dovette fermarsi, o sarebbe morta… Implacabile, il Padre guadagnava sempre più terreno.

Angelique ansimava ed era fradicia di sudore… quasi non riusciva a muovere i piedi, le scintille le arrivavano alle spalle, le entravano negli occhi mentre sbatteva le palpebre, facendogli perdere di vista il Disegno. Le sue mani erano fiamme azzurre, le sue gambe colonne di fuoco. Un altro passo. Un altro. Un altro ancora. Il Velo finale.

Il Re percorreva la Grande Curva.

Angelique alzò la Gemma all’altezza degli occhi mentre percorreva l’arco subito dopo il Velo. Dentro, la Gemma era rossa, ma aveva captato luce e splendore durante il percorso intrecciandoli con il Suo. Quello era il momento più importante, quello in cui chi non sapeva cosa doveva fare avrebbe fallito, ma lei, lei lo sapeva. Corwin era davanti al Velo finale quando Angelique Arnoix Corey, Angelique della Terra, Angelique Principessa di Ambra, Angelique di Corwin arrivò al centro del Disegno.

Il Re realizzò che non l’avrebbe raggiunta in tempo. “Non farlo… Nessuno ti punirà, piccola figlia di Ambra abbandonata a te stessa per troppo tempo…. Ma ci condanni tutti se la porti via… tu non sai cosa significa davvero… e non sai il pericolo che stai correndo. Ti imploro, figlia mia, nel nome della mia piccola Celine, che tu mi ricordi tanto….”

Angelique crollò. Il nome di sua madre era stato troppo. Fra i singhiozzi si inginocchiò al centro del Disegno che era l’Ordine Universale stesso, scrutando intensamente l’interno della Pietra.

Quando il Re vide i suoi occhi capì che la ragazza sapeva esattamente cosa fare e che la sua stessa mente era stata violata da sua figlia. Il suo controllo della Gemma gli urlava che un nuovo iniziato sorgeva dal Sangue di Ambra. Strinse i denti, mentre la figlia lo osservava, gli occhi verdi diventati fiamme azzurre. “Ti ho voluto così bene padre, tu non lo sai… ho sempre desiderato che tu venissi e mi portassi via, in luoghi favolosi e lontani, ma quando alla fine sei venuto erano passati anni dalla sua morte e non mi hai portato con te ma mi hai lasciato a una sorella, per educarmi… Oh, certo, non ero degna di essere la figlia del futuro Re di Ambra, non finché zia Flora non mi avesse ammaestrata, vero?” Angelique singhiozzò. “Nessuno lo sa… ma quando mi innamorai di quel ragazzo… solo baci…. Scomparve… nel nulla… non avevamo fatto niente… ho pensato l’avesse fatto lei… Si è licenziato… mi venne detto… impossibile… tuo padre ha ordinato che tu venissi protetta…. E preservata…” singhiozzava “La tua ombra era dovunque… ed ora… ora che ho capito, ora... ora potrei portarvi via questa….” Alzò la gemma e brillava di luce rossa in una mare di scintille azzurre, completamente desta.

Corwin si fece schermo con la mano. Angelique sembrava fuori controllo.

“Ma non ce la faccio… non capisco più quello che dovrei provare… ed Eric… e Fiona… sono stati gentili…. Come potrei farlo? Cosa è questa cosa che sento?” Nei suoi occhi bruciava il potere del Disegno… Dove andare? Cosa fare? Dove Andare?

“Addio Padre, io ti perdono… e tu se puoi perdona me… ti prometto… dillo anche ad Eric, a Flora, e a Fiona…. che comunque vada… questa figlia di Ambra non tradirà Ambra…”

Svanì. Con un ruggito il Re avanzò oltre l’ultimo velo, arrivò al centro. Dove lei aveva lasciato la Gemma. Per lui.

E Corwin, Re di Ambra, si inginocchiò al centro del Disegno, con la Gemma del Giudizio nella mano, e pianse.

sabato 1 gennaio 2022

Dirà a chi dorme di svegliarsi

Chiamò Elias Tate dal negozio, svegliandolo da un sonno profondo. «Elia,» disse «è giunto il momento.»
«Cosa?» borbottò Elias. «C’è un incendio al negozio? Di cosa stai parlando? C’è stato un furto? Cosa abbiamo perso?»
«L’irrealtà sta tornando» disse Herb Asher. “l’universo ha cominciato a dissolversi. Non si tratta del negozio. Si tratta di tutto.»
«Senti di nuovo la musica» disse Elias. 
«Sí.» 
«È il segno. Hai ragione. È successo qualcosa, qualcosa che lui, loro, non si aspettavano. Herb, c’è stata un’altra caduta. E io dormivo. Grazie a Dio mi hai svegliato. Anche se probabilmente è troppo tardi. L’incidente... Hanno permesso che accadesse un incidente, come in principio. Cosí i cerchi si chiudono e le profezie sono complete. È arrivato il momento che io agisca. Per merito tuo sono riemerso dal mio oblio. Il nostro negozio deve diventare un centro di santità, il tempio del mondo. Dobbiamo inserirci sulla stazione FM che tu senti; dobbiamo usarla come un tempo la stazione ha usato te.»
«Cosa dirà?»
Elias disse: «Dirà a chi dorme di svegliarsi. Sarà questo il nostro messaggio al mondo che ci ascolta. Svegliatevi! Jahvè è qui e la battaglia è iniziata, e tutte le vostre vite sono sulla bilancia; tutti voi sarete pesati, in un modo o nell’altro, per il meglio o per il peggio. Nessuno sfuggirà, nemmeno Dio stesso in tutte le sue manifestazioni. Oltre questo momento c’è il nulla. Quindi alzatevi dalla polvere, creature, e cominciate; cominciate a vivere. Vivrete solo finché combatterete. Ciò che avrete, se avrete qualcosa, dovrete guadagnarvelo; ciascuno di voi, e adesso, non piú tardi. Avanti! Sarà questo il canto che ripeteremo in continuazione. E il mondo sentirà, perché lo raggiungeremo: dapprima una piccola parte, poi il resto. Per questo la mia voce è stata forgiata, in principio; per questo sono tornato a piú riprese nel mondo. La mia voce risuonerà ora, in questo momento finale. Andiamo. Cominciamo. E speriamo che non sia troppo tardi; speriamo che io non abbia dormito troppo. Dobbiamo essere la fonte di informazione del mondo, parlare in tutte le lingue. Saremo la torre che in principio è caduta. E se cadiamo ancora, tutto finirà, e tornerà il sonno. I suoni vuoti che assalgono le tue orecchie seguiranno un intero mondo nella sua tomba, e regnerà la ruggine, e regnerà la polvere. Non per poco tempo, ma per tutto il tempo e tutti gli uomini, persino per le loro macchine; per tutto ciò che è futuro.»

[Philip K. Dick, Divina invasione, Trilogia di Valis, vol. II, 19, 1981]

Il racconto del principe di Azkaban

Ognuno ha i suoi demoni e con quelli bisogna fare i conti. Nei giorni immediatamente successivi agli eventi che hanno portato alla separazio...