Quello che ognuno di noi deve fare è ripudiare il mondo, vale a dire negarlo mentre allo stesso tempo affermiamo una realtà alternativa consacrata, cosa che io ho fatto trovandomi davanti il segno del pesce d’oro; il falso quasi-cosmo è stato negato e la vera, sacra realtà è stata affermata. È stato un singolo atto, un movimento di allontanamento dal primo alla seconda. Credo di aver scoperto la mossa di base necessaria: un rigetto etico.
Ecco come comincia la negazione del mondo. Quello è il primo passo per mettere a nudo la qualità contraffatta del mondo. Gli gnostici davano grande importanza a un simile ‘sciopero metafisico’ e hanno fatto notare che gli arconti (coloro che governano questo mondo prigione, i guardiani) possono fare del male solo al corpo e alla mente, ma non alla divina scintilla. È un rifiuto di collaborare con un mondo dannoso il quale, una volta che lo si è rigettato, rivela la sua qualità artefatta [...].
Probabilmente è di straordinario significato che il ripudio della realtà terrena e il riconoscimento di quella ultraterrena sia un singolo evento o atto, invece che due. Evidentemente le due realtà non possono esistere entrambe. Sono controrealtà. È quello che credevano gli gnostici: che il mondo si trova fra l’uomo e Dio, e deve essere eliminato. Chi potrebbe aspettarsi che ripudiare il mondo metterebbe istantaneamente a nudo il divino sulla sua parte opposta?
‘L’uomo e Dio in sostanza appartengono ambedue al mondo, ma sono in effetti separati dal mondo, che nella visione gnostica è l’agente alienante, che crea divisione.’ (Enc. della fil.)
Bene, allora se le cose stanno così, guardate che cosa tendono a incoraggiare i miei scritti: provocano un senso di qualità contraffatta del mondo, un ripudio di esso che lo dissolve sostenendo il ritiro del consenso, e finalmente, così facendo, obliterano l’agente alienante e rimettono insieme l’uomo e Dio. Posso affermare che il mio lavoro fa questo, a livello teologico.”
[Philip K. Dick, L'esegesi, Fanucci, 2015]
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